La domanda che quasi tutti si fanno all’inizio è se convenga cercare un accordo o andare davanti al giudice. La risposta dipende dalla situazione concreta, ma conoscere le differenze aiuta a scegliere con lucidità.
La separazione consensuale
I coniugi concordano tutte le condizioni: figli, casa, mantenimento, beni. L’accordo viene poi recepito dal tribunale oppure concluso con la negoziazione assistita dagli avvocati. I tempi sono brevi, i costi contenuti e, soprattutto, le decisioni restano a chi conosce davvero la propria famiglia.
La separazione giudiziale
Se l’accordo manca, uno dei coniugi presenta ricorso al tribunale. Il giudice adotta subito provvedimenti provvisori su figli, casa e mantenimento e, dopo l’istruttoria, decide con sentenza. È un percorso più lungo e impegnativo, anche sul piano emotivo, ma a volte è l’unico possibile.
Le differenze che contano
- Tempi: pochi mesi di norma per la consensuale; sensibilmente di più per la giudiziale.
- Costi: più bassi nella consensuale, perché l’attività è minore.
- Chi decide: i coniugi nella consensuale, il giudice nella giudiziale.
- Addebito: si può chiedere solo nella giudiziale.
- Divorzio: dopo sei mesi dalla consensuale, dopo dodici dalla giudiziale.
Quando la giudiziale è la scelta giusta
Quando l’altro coniuge rifiuta ogni confronto, quando le posizioni su figli o denaro sono inconciliabili, quando ci sono violenze o comportamenti che richiedono una tutela immediata, o quando si vuole far accertare l’addebito. In questi casi cercare un accordo a tutti i costi può significare rinunciare a diritti importanti.
Si può cambiare strada
Sì. Una separazione giudiziale può trasformarsi in consensuale in qualsiasi momento, se nel corso della causa si raggiunge un’intesa. Accade spesso, soprattutto dopo i primi provvedimenti del giudice.
Lo Studio Legale Emme Erre assiste a Firenze in entrambe le procedure: separazione consensuale e separazione giudiziale.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto.
